4° intervento del gruppo ex Banca Mediterranea con Elman Rosania alla penultima assemblea dei soci Unicredit dell’11.05.2013 a Roma

 

La sintesi del 4° intervento gruppo ex Banca Mediterranea con l’incaricato Elman Rosania nel 2° Rapporto “I Lucani sulla catastrofe all’Unicredit” settimanale Controsenso (IV Parte 2013)

 

segue
IL TESTO INTEGRALE DEL 4° INTERVENTO DELLA MINORANZA INVIATO ANCHE A IGNAZIO VISCO GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA E A GIUSEPPE VEGAS PRESIDENTE DELLA CONSOB

 

ASSEMBLEA DEI SOCI UNICREDIT SPA – ROMA sabato 11 MAGGIO 2013
4° Intervento del gruppo di minoranza ex Banca Mediterranea con Elman Rosania
da riportare integralmente nel verbale d’assemblea al 1° punto dell’ordine del giorno:

Approvazione bilancio individuale di Unicredit spa 2012, riclassificazione riserve di patrimonio netto e riesposizione delle cd. Riserve negative; presentazione del bilancio consolidato del Gruppo Unicredit  2012; integrazione della riserva legale; eliminazione delle c.d. riserve negative per le componenti non soggette a variazioni mediante copertura delle stesse in via definitiva, riallocazione della perdita 2011

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Vorrei fare una riflessione iniziale, che è quella di un contadino titolare di una stalla e di qualche bovino: se una mucca fa poco latte, non si allunga il poco latte con l’acqua, ma si cura la mucca.
Così è avvenuto per lo scarno dividendo 2012 di Unicredit pari a 9 centesimi di euro – in verità 9 millesimi di euro prima dell’accorpamento a fine dicembre 2011 di 10 azioni Unicredit in una sola – che è stato ottenuto tramite meccanismi fiscali di recupero di imposte. E d’altronde non ci sarebbe, non ci dovrebbe essere spazio per dividendi con numeri ed indici come quelli purtroppo prodotti da Unicredit e richiamati in questa assemblea da Vittorio Brienza, Gianpaolo Di Lucchio e Michele De Bonis, intervenuti per i soci persone fisiche del gruppo di minoranza proveniente dall’ex controllata Banca Mediterranea del sud Italia, “costretto” a confluire dapprima nel 2000 in Banca di Roma/Capitalia e poi nel 2007 in Unicredit, a seguito della nota e discussa fusione per incorporazione varata a maggioranza nell’aprile 2000 a Potenza.Il citato gruppo di minoranza, da me rappresentato, ritiene che da diversi anni le cose non vanno bene in Unicredit ed anzi, bilancio dopo bilancio, esse appaiono ogni volta peggiori.

Unicredit ed il suo management sembrano avere smarrito le precedenti attitudini alla prudenza ed alla lungimiranza, al netto degli scenari sfavorevoli disegnati dalla recente crisi finanziaria; e le cose non vengono semplificate neppure dai diversi avvicendamenti ai vertici del Gruppo, che si intrecciano con le continue ricerche di nuovi – e sinora insoddisfacenti – moduli organizzativi e filosofie gestionali. 

«Bisogna ricostruire, rifondare il sistema bancario»: è quanto sosteneva il 14 marzo 2009 l’allora Governatore della Banca d’Italia ed attuale Presidente della Bce Mario Draghi, dopo avere invitato il 14 febbraio 2009 le banche a tirare fuori tutti i titoli tossici ed a fare pulizia nei loro bilanci (fonte: il quotidiano italiano Avvenire del 15 febbraio 2009).
E peraltro questa importante affermazione coincideva con quella pronunciata dal Presidente del Consiglio dei Ministri dell’epoca: «bisogna bonificare il mercato»
Ma a distanza di quattro anni il mondo bancario e finanziario continua ad essere attraversato da grandi e clamorosi scandali.
E durante l’esercizio 2012 in esame si sono, tra l’altro, verificati:
1) lo scandalo della manipolazione dei tassi falsi Libor riguardo a circa 800 mila miliardi di dollari (8 volte circa il Pil mondiale) che ha coinvolto la banca Barclay (sanzionata con 450 milioni di dollari dalle autorità britanniche e statunitensi, il cui amministratore delegato Bob Diamond è stato dimesso nel luglio 2012 rinunciando a bonus di circa 25 milioni di euro), nonché le banche Citigroup, Deutsche Bank, HSBC Holdings, J.P. Morgan, Royal Bank of Scotland e UBS (fonte il giornale italiano “La Repubblica” del 10 luglio 2012);
2) lo scandalo dell’altra manipolazione dei tassi medi Euribor calcolati sui prestiti interbancari di 44 banche europee unitesi in cartello (fonte il giornale italiano “Il Fatto Quotidiano” del 2 luglio 2012);
3) lo scandalo del finanziamento alla criminalità organizzata da parte di Massimo Ponzellini, ex Presidente della Banca Popolare di Milano, posto agli arresti domiciliari nel maggio 2012;
4) lo scandalo del riciclaggio di denaro sporco di Deutsche Bank secondo l’indagine delle Autorità statunitensi;
5) lo scandalo al Monte Paschi Siena che vede tra l’altro indagati Giuseppe Mussari, ex Presidente di Mps e dell’Abi (l’Associazione di tutte le banche italiane), Antonio Vigni ex Amministratore Delegato Mps, Gianluca Baldassarri ex dirigente Mps in carcere, nonché che vede aperto il dibattito sull’efficacia dei controlli o sui non controlli effettuati dalla Banca d’Italia, all’origine degli accadimenti guidata dall’attuale Presidente della Bce Mario Draghi.
In merito a tale non edificante scenario del settore bancario e finanziario quale è la posizione e comunque cosa pensano i vertici di Unicredit?
Al riguardo è stato richiesto da più parti di «agire sulle banche e sulla finanza vietando la speculazione, altrimenti tutto resterà come prima, in quanto è stata utilizzata la liquidità della Bce applicando lo schema Sindona, come se la cura di un alcolizzato si facesse con l’alcool, confondendo la malattia con la medicina» (cfr. intervista all’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti in occasione del convegno organizzato dall’Istituto Aspen a Londra e trasmessa il 30 marzo 2012 dalla televisione italiana Rai 2). 

Si chiede poi di sapere:
-     vi sono titoli tossici in Unicredit e, se ve ne sono, quanti sono?
-     a quanto ammontano le cancellazioni del Gruppo Unicredit effettuate negli ultimi cinque anni (2008-2013)?
-  Unicredit ha corrisposto sanzioni oppure ha fatto accordi o intese in materia fiscale con le competenti Autorità anche statali e, se ve ne sono, quali sono e quanto ha pagato rispetto alla sanzione iniziale richiesta dall’Autorità?
-   a quanto ammontano i derivati sottoscritti ad oggi dal Gruppo Unicredit e quali sono le loro tipologie? Sono 118 miliardi di euro (circa il 12,4% dell’attivo di bilancio ed il 183,1% dei mezzi propri, come riportato dal giornale italiano “La Repubblica” del 25 gennaio 2013)? E vi sono derivati speculativi nel Gruppo?
-    a quanto ammontano ad oggi i titoli dello Stato Italiano acquistati dal Gruppo Unicredit?
-  a quanto ammonta ad oggi il finanziamento complessivo elargito dalla Bce ad Unicredit e comunque da restituire all’Istituzione europea ed a quando la restituzione?
-   soddisfa il livello di caduta di redditività delle attività creditizie di Unicredit e delle prime dieci banche del Paese, come rilevato tra l’altro nell’incontro partecipato nel novembre 2012 anche da Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, innanzi all’attuale Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco (fonte il giornale italiano “Sole 24 Ore” del 20 novembre 2012)?
-   vi sono e, se vi sono, quali sono le iniziative di informativa da parte di Unicredit sui temi finanziari ai giovani, anche a livello di scuola pubblica ed universitaria?
-   cosa pensano i vertici di Unicredit sulla concentrazione della ricchezza  avvenuta nel Paese dopo la crisi del 2008, secondo il recente studio della Banca d’Italia pubblicato nel supplemento al Bollettino statistico n.65 del 13.12.2012 dal titolo “La ricchezza delle famiglie italiane”?
-   a quale titolo sono detenuti gli immobili degli uffici di direzione di Unicredit, in particolare ubicati a Milano nella sede di piazza Cordusio e nei nuovi locali di piazza Aulenti ed a Genova nella sede storica?

Alla fine dello scorso anno 2012 è stato pubblicato dall’editore Feltrinetti il libro dal titolo Confiteor”, l’intervista a Cesare Geronzi (ex Presidente di Banca di Roma, Capitalia, Mediobanca, Generali ed attuale Presidente della Fondazione Generali) da parte di Massimo Mucchetti (ex vice direttore del quotidiano italiano “Corriere della Sera” ed attuale parlamentare del partito democratico) con il sottotitolo: potere, banche ed affari, la storia mai raccontata.
In questo libro, presentato in anteprima il 3 novembre 2012 nella trasmissione “L’infedele” sulla rete televisiva italiana “La 7” condotta dal giornalista Gad Lerner e partecipata dai due protagonisti del volume, viene tra l’altro riconosciuta ed affermata l’esistenza del conflitto d’interessi tra molti azionisti nelle banche e nelle istituzioni finanziario-assicurative italiane che (come testualmente è scritto a pagina 224) «non sono un affare per i poverelli di  Assisi»; conflitto d’interessi degli azionisti determinato anche dal consolidato sistema delle partecipazioni incrociate esistenti nelle stesse banche ed istituzioni finanziario-assicurative.
Alle pagine 105 e 106 del citato libro l’intervistatore Massimo Mucchetti esprime molti timori che nella Banca di Roma (nata nel 1992 dalla fusione di tre istituti di credito) ci fosse molta apparenza perché, dopo cinque anni di sostanziali utili, improvvisamente nel 1997 emergeva una colossale perdita di 3.156 miliardi di lire; per cui il giornalista formula forti riserve sulla attendibilità dei bilanci dal 1992 al 1996 della banca romana, incorporata nel 2007 da Unicredit.
Il Presidente Cesare Geronzi (che peraltro in questa sala assembleare ha presieduto molteplici volte) risponde al giornalista intervistatore che il Banco di Santo Spirito ed il Banco di Roma avevano un portafoglio crediti di bassa qualità e l’integrazione con la Cariroma aveva posto molteplici problemi organizzativi; la lettura in profondità dell’attività di queste tre banche, che diventavano una sola, aveva richiesto tempo e fatica e l’acquisizione delle informazioni era avvenuta per gradi e ad ogni modo nel febbraio 1995 la Banca d’Italia inviava la prima ispezione che concludeva che i responsabili di Banca di Roma avevano agito al meglio nelle condizioni date.
E vorrei rammentare che nello stesso periodo di riferimento e precisamente nel 1994-1995 veniva effettuata da parte della Banca di Roma l’ “affare” dell’acquisizione della Banca Mediterranea del sud Italia, cui appartiene il gruppo di minoranza da me rappresentato.
Domanda: delle sopra enunciate affermazioni rese a distanza di circa quindici anni dagli avvenimenti che cosa pensano i vertici di Unicredit, anche in ordine ai vantaggi che la predetta operazione di acquisizione di Banca Mediterranea determinava in relazione al successivo inglobamento nel 2007 dell’intero Gruppo bancario romano guidato dal Presidente Cesare Geronzi?

Passando poi al tema della persistente scarsissima partecipazione dei soci o loro delegati alle assemblee societarie (ad esempio a quella di un anno fa i soci e delegati non soci presenti in questa sala a Roma erano soltanto 44 – in gergo detti anche teste – con il bassissimo indice percentuale di partecipazione assembleare dello 0,00009 a fronte dei 467.000 Unicredit), non è forse giunto il tempo di rivedere l’utilità concreta degli appuntamenti di questo tipo assembleare?
Al riguardo il gruppo di minoranza da me rappresentato ha voluto redigere una tabella titolata “Soci e Capitale Partecipe nel 2000-2012 alle Assemblee Societarie di Banca di Roma-Capitalia-Unicredit” che chiedo di allegare al presente verbale quale parte integrante di questo intervento e che vuole essere un rispettoso e concreto contributo offerto alla vita del Gruppo. Detta tabella comunque potrà essere visionata in futuro nel web giustabanca.it che, con modestia e rispetto verso tutti, gli azionisti del gruppo di minoranza dell’ex Banca Mediterranea che rappresento vorrebbero avviare sotto la titolarità del socio Saverio Telesca.

Passando ancora all’informativa del titolo Unicredit alla Borsa Italiana vi è preoccupazione per le diverse e ripetute incongruenze informative sul titolo Unicredit rese al mercato. Ciò è tra l’altro avvenuto dal 25 al 27 giugno 2012 (ed oltre), quando alla chiusura della Borsa Italiana i prezzi medi progressivi 2,9326 euro di lunedì 25 giugno, 2,5903 euro di martedì 26 giugno e 2,63841 euro di mercoledì 27 giugno 2012 sono risultati superiori ai rispettivi prezzi massimi di giornata del titolo Unicredit di 2,678 euro, 2,524 euro e 2,516 euro, come segnalato nella lettera del 28 giugno 2012 inviata alle Autorità preposte e di controllo dai soci che rappresento, signori Telesca, Notargiacomo, Cappiello e Potenza, nonché di recente anche ai vertici di Unicredit, alla quale non è stato dato ancora riscontro.
Infine sul sito web di Borsa Italiana e di Unicredit diversi dati informativi del titolo Unicredit continuano ad apparire errati, per i quali gli azionisti del gruppo di minoranza da me rappresentati si riservano di inoltrare specifica nota alle Autorità preposte ed ai vertici di Unicredit.

Buon proseguimento dei lavori a tutti.

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