Intervento di Pier Paolo Fiorenzani socio di minoranza indipendente all’assemblea straordinaria MPS del 28 dicembre 2013

 

 

ASSEMBLEA STRAORDINARIA MONTE DEI PASCHI – SIENA, sabato 28 dicembre 2013

 

Intervento di Pier Paolo Fiorenzani (socio di minoranza indipendente) riportato nel verbale d’assemblea straordinaria 1° p. odg «Aumento capitale sociale fino a 3 miliardi di euro»

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Interviene alle ore dieci e minuti quarantasette – h 10 m 47 – l’avente diritto Pier Paolo Fiorenzani, effettuando l’intervento che di seguito si riporta:

 

«« Scripta manent. Non riesco a capire bene cosa c’è veramente dietro alla fretta di Profumo e di Viola sul gravoso aumento di capitale di 3 miliardi, che adesso sarebbe drammatico per

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Palazzo Sansedoni e per Siena. Né, d’altro canto, capisco cosa sta dietro alla richiesta del rinvio primaverile dell’”okay”, avanzata poco fa dalla Signora Antonella Mansi, che saluto e che dico di avere vivamente apprezzato.

Atteso che il piano industriale concordato con l’Unione Europea lo prevede entro la fine del 2014, i documenti preparati a supporto dei due punti di vista divergenti non rendono del tutto chiaro, a mio avviso, scopi, obiettivi, obiettivi veri.

Comprendo il dichiarato fine dell’abbattimento degli interessi passivi e il timore, ad esempio, che le condizioni di mercato possano cambiare, ma non riesco a scorgere chi sta dietro alle banche che sottoscriverebbero, ovvero quali siano i veri intenti e che cosa può mutare.

Penso che molti si trovino nella mia stessa condizione e credo che nemmeno il pressoché inesistente Consiglio di Amministrazione della Banca, sempre più “desenesizzato”, lo sappia bene. Del pari, ritengo che sappiano ben poco sia la Deputazione Generale che quella Amministratrice della Fondazione. In quest’ultimo caso, se compiutamente informati dalla Presidente Mansi, i nominati dalle Istituzioni, almeno loro senesi, vincolo di mandato o no, dovrebbero farci capire i misteri del braccio di ferro in atto tra l’azionista di riferimento e la Banca conferitaria.

Mi domando, infatti, se siamo qui a fare tappezzeria o se, invece, manteniamo qualche caratteristica di azionisti, seppure largamente espropriati di specifiche competenze.

Prima, infatti, sono stati trasferiti larghi poteri dell’Assemblea e del CdA al Presidente e al Direttore Generale, divenuto Amministratore Delegato, che andrebbero – lo ripeto ancora – revocati. Invece – ricordate? – ” in mancanza di questa decisione sarebbe finito il Monte o quasi”. Poi il 18 luglio scorso: “se quest’Assemblea non avesse abbattuto il tetto del 4% all’azionariato privato, Banca Monte dei Paschi non avrebbe avuto futuro e il titolo sarebbe precipitato”, com’è poi accaduto per l’appunto.

E allora perché il Presidente e l’Amministratore Delegato dissero: “o così o il Monte non si riprende. Insomma, sarebbe caos.” Invece non è successo proprio niente.

Ora c’è un nuovo specchietto per le allodole: “se non si approva subito a gennaio il pesante aumento di capitale, Siena perderà la Fondazione”, invece – osservo – se l’approva, la perde pure.

Ogni volta una conditio sine qua non, tanto Siena abbocca e non si ribella. Per dirla in gergo: ci troviamo tra l’uscio e il muro, tra Scilla e Cariddi: da un lato l’immediato aumento di capitale sostenuto da un Consorzio di garanzia formato, per larga parte, dalle stesse banche creditrici per 350 milioni di Euro della Fondazione.
Qui condivido e apprezzo quanto ha detto Emilio Falaschi sul conflitto di interessi

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effettivo, mentre la Fondazione chiede il rinvio per salvare il più possibile del suo patrimonio.

Giova rammentare che la Fondazione Monte dei Paschi si è svenata per la sua Banca, che a sua volta ha sorretto lo Stato acquistando 25 miliardi di titoli, Stato che ora, però, non può aspettare. E’ strano. Per capirsi bene dico che Rocca Salimbeni deve dare rispetto alla Fondazione, tuttora azionista di maggioranza, che diamine!

In mancanza di chiare certezze ogni fretta appare inopportuna e fuori luogo, non si può strozzare la Fondazione, ovvero non si deve polverizzare il legame del Monte con Siena e con la Toscana.
L’aumento di capitale ora non lascia spazio a niente, sembra un salto nel buio, secca il patrimonio secolare della nostra Città.
Con spirito di operante solidarietà, approvo la proposta della Presidente Mansi del rinvio dell’aumento di capitale a dopo il maggio 2014, nessuno può obbligarci a soccombere. Ad estremi mali, comunque, estremi rimedi, se non potessimo rimborsare – e io sarei per non rimborsarli – 4,071 miliardi di Bond all’interesse esoso del 9% crescente, lo Stato creditore diventi pure azionista: è sempre meglio che finire in bocca a qualche pescecane, per dirla con il Presidente toscano Enrico Rossi, che l’ha detto prima di me nell’agosto scorso, e l’ha ripetuto poi.
Condivido pure il contenuto e l’opportunità politica dell’appello rivolto al Governo dal Presidente di Confindustria di Siena, Paolo Campinoti, reso pubblico il 24 u.s.
Lo Stato potrà poi concordare una graduale dismissione della propria partecipazione. Ne convengo con SEL.
Siena, come operosa formica – l’ho scritto da anni – potrà rastrellare azioni MPS, anche con una parte dell’utile, seppure ridotto, della Fondazione, frattanto sopravvissuta ad ogni assalto distruttivo. Ha detto la Presidente Mansi “ritorni a profittabilità” e sono d’accordo.
L’azionariato di maggioranza del Tesoro per cinque anni, e al limite anche lo spauracchio fin troppo agitato della nazionalizzazione, sempre dopo il dicembre 2014, darebbero ad ogni modo più garanzia di ascolto istituzionale e di intesa possibile, lo ripeto anche qui, per l’occupazione, per la pur ridotta comproprietà senese della Banca, per la ripresa e lo sviluppo.

Più garanzia del privato, questo è sicuro.

Prima di concludere, voglio infine inviare un caloroso saluto e un pensiero di solidarietà ai colleghi esternalizzati con il contratto del credito per cinque anni e mi domando: e dopo? Verranno a trovarsi metalmeccanici?
Il Monte avrebbe dovuto mantenere e dimostrare ancora le sue caratteristiche di solidarietà e di riconoscenza verso i propri lavoratori, almeno con la clausola di salvaguardia, invece rifiutata.

Domando se è questa la ripetuta assicurazione e promessa di concreto legame col territorio e con l’occupazione, mentre si rimpiazzano gli esternalizzati con costose assunzioni di

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fuori, da settori di telefonia, informatica, eccetera, e con altrettanto costose consulenze.

E’ vero che per la Banca online sono state fatte – come denunciano alcuni dipendenti per iscritto – 6 assunzioni dirigenziali dall’esterno (direttore, tre quadri, due aree professionali eccetera), destinando all’inizio un solo collega dall’interno dell’Istituto? Così si vengono a negare le professionalità che abbiamo!

Se è vero, si continua a fare risparmi solo sulla pelle dei lavoratori, oppure su quell’esiguo numero di ex pensionati esattoriali ante 1985, nemmeno novanta persone ormai ultranovantenni, per poi realizzare un risparmio di euro – intendente – 300.000 nell’anno 2013; mentre nulla ancora sappiamo se daranno o no l’integrazione a questi vecchi ultranovantenni nel 2014.
Tutto ciò è incoerente, è drammatico, è ridicolo.
Si può vivere una speranza?
Con minore ostilità dell’Unione Europea e con un certo non ostile azionariato dello Stato, come per altre banche europee è successo, Monte dei Paschi, rigenerandosi, ritorni a profittabilità – ha detto la Presidente Mansi, appunto – sia il nuovo modello per il Paese, per il centro dell’Italia, e per tutto il centro sud, le cui banche sono state massacrate prima di noi, come ora tocca a noi, anzi, come ora toccherebbe, ma non prevarranno!
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